Trauma

L'EMDR è una efficace tecnica psicoterapeutica che porta un rapido e duraturo sollievo alla maggior parte dei pazienti che soffrono di ansia, panico, depressione, ricordi inquietanti e molti altri problemi emotivi che, di fatto, non sono altro che ripercussioni emotive di traumi con la t minuscola o Traumi con la T maiuscola accaduti in un tempo recente o anche lontano.

Come funziona l'EMDR?

L'EMDR poggia concettualmente sul modello AIP (Elaborazione Adattiva dell’Informazione) che implica 3 presupposti:

  1. Il nostro cervello possiede una innata capacità di elaborare le esperienze negative, stressanti o traumatiche, attivando un processo di “autoguarigione” (così come lo stomaco è fisiologicamente in grado di digerire ciò che mangiamo)
  2. Un evento traumatico (la perdita di una persona cara, una diagnosi che ci ha fatto sentire in pericolo, un avvenimento fortemente stressante che ci ha fatto perdere quel senso di sicurezza che davamo per scontato) può bloccare la naturale capacità del cervello di attuare il processo di “digestione” dell’esperienza.
  3. L'EMDR fornisce uno stimolo che consente al cervello di riavviare il naturale sistema di auto-guarigione: la brutta esperienza viene così “digerita” e possiamo ricordarla senza sentirne più il sapore emotivo.

Per comprendere l'effetto dell'EMDR sul trauma è utile tenere presente che le esperienze rimangono fisicamente in memoria sotto forma di connessioni tra reti neurali. E’ proprio in queste connessioni che il cervello registra il malessere. Non solo; in caso di esperienze potenzialmente traumatiche e con un forte impatto emotivo, la massiccia quantità di adrenalina rilasciata dal nostro corpo, fa sì che suddette connessioni si consolidino. La conseguenza di questi meccanismi neurochimici sta nel modo in cui il trauma viene memorizzato: non qualcosa a cui possiamo pensare con distacco, ben consapevoli che, di qualunque cosa si sia trattato, è passato ma qualcosa che continua a farci soffrire, come se stesse accadendo ora.

Talvolta può succedere che vengano attivati ricordi non accessibili alla consapevolezza; in tal caso possiamo sperimentare un intenso malessere emotivo e/o fisico che non ci appare riconducibile a nulla di specifico o, ancora, può accadere che abbiamo una reazione molto intensa di fronte ad un evento che per altri non sarebbe altrettanto attivante (ad es. un attacco di  panico, picchi di ansia, una reazione disregolata di rabbia di fronte ad un figlio che disubbidisce, una intensa paura ad entrare in un ascensore o all'idea di prendere un aereo, vissuti di fallimento e inadeguatezza per aver commesso un errore, attacchi di gelosia ecc.). In casi come questi, evidentemente, uno stimolo attuale ha riattivato una rete neurale che trattiene la memoria di un evento traumatico, inducendoci a risperimentare emozioni antiche; in breve, il nostro corpo ricorda (rivivendoli) vissuti di un tempo, senza che abbiamo la consapevolezza di star ricordando qualcosa.

 

Con la tecnica dell’EMDR possiamo elaborare ricordi traumatici, lasciando il passato nel passato, vediamo come nell'articolo seguente.

L'EMDR si focalizza sul ricordo del trauma andando a “bussare” nel punto del nostro cervello in cui esso è trattenuto come informazione male immagazzinata e innesca un processo che riattiva l’elaborazione dell’informazione, ottenendo un sollievo dei sintomi, come conseguenza del lavoro mirato su ciò che ne è alla base.

In breve, il terapeuta chiede al paziente di focalizzare la propria attenzione su specifici aspetti del ricordo; in particolare, chiede di richiamare l’immagine peggiore, l’emozione ed il pensiero negativo su di sé. Nel corso di un’esperienza traumatica, infatti, sempre impariamo qualcosa di negativo su di noi: se siamo aggrediti da un cane, possiamo imparare “sono in pericolo”; se veniamo umiliati (si tratta di un trauma con la "t minuscola"), possiamo imparare “sono sbagliato”; se mamma non si presenta alla recita scolastica, possiamo pensare “non conto niente”; se abbiamo perso una persona cara, possiamo pensare “non posso sopportarlo” ecc.   

La convinzione negativa rimane concretamente attiva, finché l’evento da cui si è generata non viene completamente elaborato. E’ per questa ragione che se a 3 anni siamo stati assaliti da un cane e abbiamo imparato “sono impotente”, possiamo vivere come attuale questa stessa convinzione, anche 40 anni dopo, di fronte ad un chiwawa che abbaia davanti a noi, e per questa ragione reagire con panico.

 

Le 8 tappe dell’elaborazione del trauma

L'EMDR ha una struttura ben delineata, che si articola 8 fasi e permette una elaborazione accelerata dell’informazione, attraverso una doppia focalizzazione sull'esterno e sull'interno: il terapeuta chiede al paziente di seguire con gli occhi le sue dita che muovono da destra a sinistra (stimolo esterno) e, contemporaneamente, focalizzarsi sul ricordo disturbante (stimolo interno)

Fase 1: Anamnesi e pianificazione

Viene discusso il problema che ha portato la persona a chiedere aiuto ed effettuata una indagine approfondita della storia di vita per mettere a fuoco gli specifici eventi del passato da cui deriva la sintomatologia.

Fase 2: Preparazione

Si prepara il paziente al lavoro, spiegando la procedura dell'EMDR; inoltre si insegna al paziente una tecnica di rilassamento chiamata posto al sicuro, che prevede anch'essa l’utilizzo dell'EMDR e che viene successivamente utilizzata per gestire le attivazioni emotive

Fase 3: Pianificazione degli interventi

Si pianifica l’ordine con cui elaborare i ricordi messi precedentemente a fuoco

Fase 4: Desensibilizzazione

E’ la fase dell’elaborazione vera e propria; il terapeuta invita il paziente a richiamare l’immagine più disturbante del ricordo; ad individuare la cognizione negativa e le sensazioni corporee associate; una volta che il paziente è emotivamente in contatto con tutto ciò, comincia a seguire con gli occhi le dita del terapeuta, il quale aiuta il paziente a seguire il processo, mentre affiorano i ricordi. Dopo aver completato l’elaborazione di un ricordo (cosa che richiede più di una seduta), il disagio sperimentato, richiamando alla mente il ricordo stesso, è pari a 0 e la convinzione negativa inizialmente associata non viene più vissuta come “vera”

Fase 5: Installazione

A questo punto, una volta che il ricordo è stato desensibilizzato (non fa più effetto ripensarci), si chiede di mettere a fuoco una convinzione positiva da associare. Ad es., nel caso dell’immagine relativa al cane che può avermi aggredito tanti anni fa, la convinzione positiva potrebbe essere ora sono al sicuro.

Fase 6: Scansione corporea

Si tratta di una sorta di prova del nove: una volta che il disagio sembra essere sceso a 0, il terapeuta invita il paziente a richiamare nuovamente il ricordo alla mente, ad occhi chiusi, associandolo alla convinzione positiva (es. ora sono al sicuro) e ad eseguire una sorta di scansione corporea, notando se avverte eventuali tensioni. In caso positivo, si eseguono un po’ di movimenti oculari, fino a quando non si avvertano più tensioni corporee.

Fase 7: Chiusura

Il terapeuta informa il paziente su quello che potrebbe notare dopo la seduta e lo invita ad appuntare eventuali tensioni, emozioni, pensieri.

Fase 8: rivalutazione

Il paziente rievoca l’evento elaborato nella seduta precedente e valuta con il terapeuta se sono stati mantenuti i benefici; dopodiché si prosegue con il ricordo successivo. 

I ricordi traumatici ed i ricordi “normali” vengono immagazzinati in modo diverso nel cervello. I ricordi traumatici, a differenza di quelli piacevoli o non disturbanti, vengono immagazzinati (con le emozioni e le sensazioni ad esso associati) in un luogo del cervello chiamato amigdala, che ha la caratteristica di non avere il senso del tempo. Tali ricordi, che rimangono come “congelati”, hanno la facoltà di riattivarsi in circostanze particolari che, per qualche verso, somigliano alla situazione traumatica, facendo sì che la persona risperimenti le stesse emozioni e sensazioni di allora. Proviamo a fare un esempio: se, all'età di 3 anni, sono stata aggredita da un cane, con molta probabilità ho sperimentato una intensa paura, il cuore ha cominciato a battere all'impazzata e mi sono sentita impotente e sopraffatta. Questo ricordo “traumatico” potrebbe essere rimasto “congelato” e riattivarsi in tutta la sua intensità anche 40 anni dopo, di fronte ad innocuo chiwawa, rendendomi di fatto incapace di fare una valutazione adulta e rendermi conto anche “di pancia” che sono perfettamente al sicuro. La riattivazione del ricordo traumatico mi farebbe comunque sentire in pericolo, molto spaventata e impotente anche di fronte ad un piccolo quadrupede del peso di 3 kg.

 I vari sintomi psicologici per cui le persone chiedono aiuto (come attacchi di panicofobieansiadepressione, senso di inadeguatezza – solo per nominarne alcuni) sono proprio legati al riaffiorare della intensa emotività legata a ricordi traumatici inaccessibili alla consapevolezza. In breve, la persona rivive le stesse emozioni e sensazioni di allora senza avere la consapevolezza che il suo corpo sta ricordando qualcosa; ciò di cui la persona si accorge è solo di “star male”, in assenza di un apparente motivo.

Cosa succede dopo un evento traumatico “T”?

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico “T”, l’organismo va incontro ad una serie di reazioni dette “di stress” che, nella maggior parte dei casi, si risolvono spontaneamente dopo qualche tempo. Di cosa abbiamo bisogno per superare una esperienza traumatica?

1.     Avere una persona di fiducia con cui parlare dell’accaduto e con cui condividere i propri sentimenti

2.     Ritornare al più presto alla routine quotidiana (scuola, lavoro ecc.)

3.     Tenere presente che le emozioni e le reazioni intense sono normali e che non durano per sempre

4.     Concedersi tutto il tempo necessario per recuperare le proprie forze

Che succede se il disagio non si risolve spontaneamente?

Di seguito, alcune delle reazioni che, tipicamente, possiamo aspettarci dopo un Trauma “T”:

Pensieri intrusivi: Arrivano involontariamente pensieri, immagini, frammenti di ricordi, soprattutto nei momenti di rilassamento

Problemi di sonno: Si manifestano attraverso difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli, incubi, sogni ricorrenti.

Difficoltà di concentrazione: poca concentrazione in attività quali la lettura, lo studio, il lavoro ecc.

Reazioni fisiche: disturbi allo stomaco, stanchezza, nausea

Colpa: c’è la tendenza colpevolizzarsi per non aver fatto abbastanza. E’ comune ripetersi: “se solo avessi..”

Irascibilità: Paura del futuro, impazienza o irascibilità verso gli altri. Diventa indifferente ciò che prima era importante

Guarire dal trauma: la tecnica dell'EMDR per promuovere l'elaborazione di quanto accaduto

 L'EMDR è una efficace tecnica psicoterapeutica che può portare un rapido e duraturo sollievo alla maggior parte dei pazienti che soffrono di ansia, panico, depressione, ricordi inquietanti e molti altri problemi emotivi (o esistenziali, come il lutto) che, di fatto, non sono altro che ripercussioni emotive di traumi con la t minuscola o Traumi con la T maiuscola accaduti in un tempo recente o anche lontano. Ma come funziona l'EMDR?

 

A molti di noi sarà capitato di descrivere come traumatica una brutta esperienza e di risentire, nel raccontarla, tutto l’impatto emotivo di allora ma... cos'è un trauma? Partiamo dall'inizio.

Le parole Trauma e Psiche derivano dal greco e significano ferita e anima; possiamo dunque pensare al trauma psicologico come ad una "ferita dell'anima". Le “ferite dell’anima” non sono, in realtà, troppo diverse da quelle fisiche; nella maggior parte dei casi, esse si rimarginano da sole in poco tempo; talvolta, tuttavia, si deve ricorrere all’intervento esterno. Allo stesso modo, dopo una ferita emotiva importante, il naturale processo di guarigione spontanea può "incepparsi"; in tal caso, poter contare su un aiuto specialistico, può davvero fare la differenza.  

I Traumi non sono tutti uguali

Per districarsi nell'universo del trauma psicologico, è utile operare una distinzione in due macro-aree chiamate, per facilità di comprensione Traumi con la T maiuscola e traumi con la t minuscola.

I Traumi con la T maiuscola sono eventi di grande portata che portano alla morte o minacciano l'integrità fisica propria o delle persone care: omicidi, aggressioni, gravi incidenti stradali, lutti improvvisi o inaspettati, terremoti, diagnosi infauste, aborti, attentati terroristici ne sono chiari esempi. Accanto a tali eventi di grande portata, esistono esperienze negative soggettivamente disturbanti, che non causano nella persona la percezione di un pericolo di vita e che tuttavia sono in grado di indurre profondo malessere: fallimenti, umiliazioni, separazioni, perdita del lavoro, tradimenti sono tutti esempi di traumi con la t minuscola, in grado di provocare un disagio intenso, che spesso la persona non riesce a spiegarsi. Non solo; quando il trauma con la t minuscola caratterizza la relazione con una figura di riferimento, nell'età dello sviluppo (ad es. la separazione da un genitore, l’esperienza di subire umiliazioni da parte di un genitore autoritario, l’essere criticato o continuamente confrontato con un fratello più bravo, l’essere gratificato esclusivamente in caso di prestazioni oltre un certo livello, l’assistere alle liti tra i genitori), questo è in grado di influenzare profondamente, in modo negativo, il livello di autostima della persona. Altre fonti di traumi con la t minuscola, sempre nell'infanzia - adolescenza, sono rappresentate dalla relazione con i pari e/o con gli insegnanti: l’essere rifiutati dal gruppo, il subire bullismo, l’essere derisi, l’essere umiliati dagli insegnanti sono tutte “ferite dell’anima” in grado di generare convinzioni negative pervasive del tipo “sono inadeguato." La maggior parte dei casi di bassa autostima, ansia, depressione, paure inspiegabili hanno proprio a che fare con questa categoria di traumi.

Se per i Traumi con T maiuscola le persone non hanno difficoltà a risalire all'evento responsabile del disagio emotivo, le persone che hanno vissuto traumi di minore entità possono avere meno consapevolezza di ciò che contribuisce al loro malessere attuale. Eppure, ogni adulto è un ex bambino che, nella sua intimità, porta ferite talvolta rimarginate, talvolta sanguinanti che possono condizionare la vita emotiva, sociale, scolastica o lavorativa attuale, senza che la persona abbia la consapevolezza delle reali radici delle proprie difficoltà... Ma come posso guarire dopo un trauma?